TESTI CRITICI

Come un destino nella luce chiara

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Renato Corsini

Direttore artistico del Ma.Co.f. – Centro della Fotografia Italiana di Brescia

Penso che il mito della fotografia come specchio della verità e riproduzione oggettiva del reale sia durato ben poco; forse c'è voluto qualcosa di più per sdoganarla dal mondo del semplice documento e farla entrare in quello dell'arte. Anche questo è un processo che ci siamo lasciati alle spalle già da parecchi anni. Inutile quindi spendere parole per collocare la creatività di Luca Gilli nella direzione che gli compete: quella di uno stile personalissimo che lo rende immediatamente riconoscibile nel panorama di una già vastissima schiera di autori che usano il mezzo fotografico. Le sue immagini sanno raccontarci un mondo in sospeso, un dialogo con luoghi che appartengono alla quotidianità, verrebbe voglia di dire banalità, che lui ci fa diventare straordinari, senza tempo, collocati in un limbo di equilibrio e di sublimazione. Da consumato “flaneur”, Gilli ci mostra l'invisibile che è sotto i nostri occhi, ci racconta, con grande poesia e energia onirica, l'elogio della lentezza, l'armonia degli opposti e le sensazioni che prova nell'approcciarsi a luoghi che solo all'inizio non gli appartengono, ma con i quali riesce poi a creare magiche condivisioni frutto della ricerca di una luce che mi piace definire “calma” e “silenziosa”, capace di restituirci momenti di grande liricità.

Nulla è mai scontato; anche quando siamo entrati nel suo mondo, Gilli riesce sempre a stupirci con un dettaglio apparentemente dimenticato, con un leggero soffio inaspettato che fa rivivere le sue composizioni e che ci apre a nuove scoperte.

Le fotografie esposte in questa mostra dal titolo “Come un destino nella luce chiara”, ne sono puntuale testimonianza, sono le immagini di un percorso creativo che Luca Gilli continua a seguire e a privilegiare.

Opere che meritano uno spazio espositivo di riflessione, che vanno guardate e non semplicemente viste, opere alle quali dedicare il gusto dell'osservazione e il piacere della scoperta, opere che non vanno consumate nel nome della velocità o della superficialità. Come non si può ascoltare colta musica classica facendo jogging, come non si può gustare un ottimo vino d'annata in un bicchiere di plastica, come non si può guardare un buon film sdraiati su un divano e interrotti dalla pubblicità, allo stesso modo non ci si può avvicinare alle fotografie di Gilli attraverso lo schermo di un computer o peggio ancora sul visore di uno smartphone. La ricerca quasi ossessiva degli equilibri cromatici, delle sfumature del bianco, che non è mai e solamente bianco, e la lettura del particolare imprevisto meritano un contenitore che ripaghi l'attenzione che l'autore riserva alla qualità delle stampe e alla loro proposizione.

Ho visto Luca Gilli lavorare, l'ho visto entrare in sintonia con gli spazi e l'ho visto uscirne arricchito, felice di quello che la sua macchina fotografica gli aveva restituito. E, credetemi, non è poca cosa.