TESTI CRITICI

Sinestesie

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Eraldo Misserini

Responsabile scientifico dell'Archivio Calderara

Siamo particolarmente contenti di presentare la mostra di Luca Gilli alla Fondazione Calderara. Infatti, al di là delle molte analogie che si possono osservare tra le sue opere e la pittura di Antonio Calderara, bene individuate da Angela Madesani nel suo testo in catalogo, il lavoro di questo fotografo ci permette di mettere in evidenza la sostanziale inesattezza della rigida e assoluta distinzione tra l’operazione di un fotografo e quella di un artista, spesso ancora oggi sostenuta da alcuni nel dibattito critico. 

 

La fotografia di Gilli consente di constatare con chiarezza il fatto che anche il medium fotografico puro - dove per puro si intende praticato senza interventi successivi allo scatto, che siano di fotoritocco digitale o di rielaborazione all’interno di opere più complesse - se utilizzato da una genuina personalità d’artista permette il raggiungimento di un risultato pienamente ascrivibile allo statuto di opera d’arte. Le opere di Gilli evidenziano una visione profondamente meditata del referente, tale da permettergli quello scarto oltre lo sguardo consueto, che va oltre la ricezione retinica, verso quella sintesi percettiva che è propria solo dell’artista che la possiede, che sia Gilli o Calderara.

 

Luca Gilli in occasione di questa sua mostra è stato alla Fondazione Calderara per realizzare un lavoro site-specific e, nella giornata che ha trascorso negli spazi di casa di Vacciago, era possibile vederlo aggirarsi con la fotocamera in silenzioso dialogo con il luogo, in uno stato di contemplazione attiva, ma al tempo stesso ricettiva dei possibili stimoli, da tradurre con sapienza in un risultato finale che quindi non era immediatamente conscio. 

 

Alla sera, alla domanda su come era andata la sessione di scatti, l’artista rispondeva evasivamente, proprio per quella sua necessità di maturare mentalmente un risultato che attraverso il mezzo fotografico traduceva il referente in una dimensione altra, complessa in quella sua apparente evanescenza, evocata da forme quasi monocromatiche, capaci di svelare le possibilità latenti nella visione ordinaria e riproporle arricchite e filtrate dalla sensibilità dell’artista.

 

Antonio Calderara nel realizzare i suoi dipinti astratti operava un complesso lavoro di velature multiple di colore su una costruzione geometrica precedentemente creata sulla tavola: la sua arte era di meditazione pittorica in atto. In Gilli questo processo avviene tutto a livello mentale, con una operazione di distillazione visiva che solo successivamente si concretizza nello scatto e poi nella stampa e che, è importante dirlo, non prevede passaggi al computer tranne che per normali interventi che non alterano lo scatto. Si tratta quindi di un lavoro di selezione a priori, che nel fare di Calderara avveniva nell’atto stesso del dipingere. Ma questo non è significativo come è facilmente rilevabile accostando il lavoro dei due che si connota con esiti molto simili nella sintesi e nella poetica della luce.