TESTI CRITICI

Incipit

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Gianfranco Ravasi

Cardinalearcivescovo cattolico e biblista italianoteologo ed ebraista.

Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie

Goethe nelle sue conversazioni con l’amico letterato Johann Peter Eckermann ha dato una folgorante definizione dell’arte di edificare, definizione ripresa da molti, a partire da Napoleone fino a Madame de Staël e Schopenhauer: “L’architettura è come musica cristallizzata”. A sciogliere e trascrivere questa musica congelata è stata spesso la pittura coi fondali urbani e palatini dei vari quadri. Ora, però, quest’opera può essere compiuta dalla fotografia che non è solo documento della realtà (il “fotoreportage”): essa, infatti, entrata nell’Olimpo delle arti, è in grado di rappresentare visivamente lo spartito armonico che l’architettura ha affidato alla pietra e agli altri materiali da costruzione.

È ciò che è avvenuto col padiglione della Santa Sede all’Expo di Milano 2015, concepito come un vero e proprio messaggio dai progettisti dello studio di architettura Quattroassociati, messaggio sciolto e interpretato dallo sguardo del fotografo Luca Gilli, che lo ha fatto fiorire in immagini di luce (dopo tutto, “fotografia” altro non significa che “scrittura di luce”). Guy de Maupassant, infatti, non esitava a considerare l’architettura come “la più misteriosa delle arti e la più nutrita di idee”. Ma l’esegesi fotografica che Gilli ha condotto su quella partitura di armonie o di parole fatte fondamenta, pareti, piani, angoli, segni, è stata composta secondo un canone originale.

Infatti, non è stata affrontata l’opera architettonica compiuta, bensì essa è stata colta nel suo divenire, cioè mentre era in gestazione e progressivamente diventava una creatura.

Si è, così, configurata una vera e propria rappresentazione genetica che, attraverso il germinare della luce e dei simboli essenziali, seguiva lo sbocciare di quella musica e di quel messaggio. Contemporaneamente si compiva il miracolo della smaterializzazione, per cui anche la necessaria “pesantezza” dell’attività tecnica e pratica insita in ogni costruzione si trasformava in un’epifania dinamica ove spazi, strutture, oggetti si trasfiguravano in luce, in simboli, in parole visive.

L’occhio di Gilli che si posa sull’edificio eretto dai Quattroassociati, lo accarezza e lo fa fiorire; diventa, allora, la guida più incisiva ed essenziale non solo per comprendere un progetto architettonico. Lo è anche per cogliere quell’annuncio di luce, di amore, di solidarietà e di misericordia che Papa Francesco ha voluto fosse inscritto nel padiglione della Chiesa Cattolica, divenendo, così, una vera e propria spina nel fianco del consumismo e della “globalizzazione dell’indifferenza”.