EVENTO

Di/Stanze

a cura di Matteo Bergamini

8 feb 2018

7 apr 2018

|

Museo Diocesano Chiostri di S. Eustorgio

Milano

La mostra personale organizzata in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art comprende fotografie selezionate dai cicli di lavori recenti dal titolo Incipit e Blank, dedicati rispettivamente alla costruzione del padiglione della Santa Sede a Expo Milano 2015 (Incipit) e all’indagine di spazi interni in costruzione, ambienti chiusi e cantieri (Blank, 2008-2017).

Il corpus dell'esposizione ruota intorno al concetto di “pittoricità” che si scopre in entrambe le serie di Gilli, formalizzato dal fotografo usando come soggetti una serie di componenti trovati in interni in costruzione, dove l’uso eccessivo di luce modifica la percezione dell’osservatore creando muri senza fine né angoli, spazi senza profondità.

 

Come scrive il curatore: “La mostra Di/Stanze di Luca Gilli raccoglie una selezione di scatti tra i più pittorici realizzati dall’autore, presi dalle sue serie più recenti: Incipit – in particolar modo – e Blank. Sembrano strizzare l'occhio alle opere dei grandi Maestri dell'Espressionismo Astratto, al Color Field, o agli Achrome di manzoniana memoria. Che errore! La percezione può scivolare in pieno su altre fonti, ma alla base del lavoro di Gilli c'è la composizione dell’architettura”.

 

Pennellate di colore su muro e cemento umido, sacchi di polistirolo, canaline elettriche, tracce di lapis da muratore, future bocchette d'areazione e tubi di scarico sono i soggetti dell'indagine che restano – una volta fissati - lontani dalla loro natura e da qualsiasi altra forma riconoscibile.

 

Le fotografie d'allusione di Gilli, esposte al Museo Diocesano, si pongono ben altrove rispetto alla sempre viva e comune percezione della fotografia come mezzo per la “raffigurazione”.  Sono immagini evanescenti, lontane da una celebrazione fisica, dalla carnalità, al confine tra mondo visibile e invisibile, dove gli espedienti della prospettiva sono annullati a favore di una visione oltre il limite.

Nella loro algidità questi scatti si pongono in un orizzonte che sembra rubato al mistero dell’iconografia che ricorda le parole de Le Porte Regali di Pavel Florenskij. ...

Con tali – empiriche – indicazioni, si compie il primo passo verso una possibile comprensione e interazione “intellettuale” con gli scatti di “Di/Stanze”; un aprirsi dell’orizzonte che sovviene solamente prendendosi il tempo di avvicinare queste immagini im-possibili, distanti dal reportage o dalla trascrizione “fedele” del soggetto, opzione impossibile in fotografia.

 

Basterebbe forse questo spirito per comprendere su quale soglia si pongono gli scatti di Luca Gilli, ma c’è dell’altro che rende questa ricerca un appassionante percorso critico sul quale riflettere. 

Scrive Teresa Macrì: “Il fallimento è urto salvifico al conformismo di classe di un certo mondo dell’arte, e si riafferma ancora come collante al concetto di rischio”. Sono parole  contenute nel saggio intitolato, appunto, Fallimento, una disamina che indaga quelle “azioni” che determinano un’espansione dell’opera: il disastro come “metodo” di altre possibilità di creazione. La volontà umana di voler sfidare il limite, portando all’estremo la materia, e pertanto innescando l’errore a cui si associa la “rovina” è altresì un atto di eroismo, e ugualmente una dichiarazione di scienza e di fede, in grado – quando si evita o si insegue il collasso – di aprire nuove strade della conoscenza.

Ecco un altro incipit possibile per le immagini che compongono il percorso di “Di/Stanze”: una selezione di allusioni, occhieggiando a quel che appare e che invece si scopre essere altro, e altrove.