EVENTO

INTERNO IN SURREALE

Mia Photo Fair

21 gen 2019

30 mag 2019

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Bocconi Art Gallery, MIA PHOTO FAIR

Università Bocconi, Milano

La mostra personale di Luca Gilli organizzata in collaborazione con Paola Sosio Contemporary Art è allestita nello spazio dedicato alla fotografia d'arte dell'Università Bocconi con il titolo "Interno in surreale" e presenta una combinazione peculiare di opere tratte dalle serie Blank, Raw state, Un musée après e Incipit

Come in un gioco di combinazioni possibili, scrive Matteo Bergamini nel testo in mostra, le singole opere sono state mixate di serie in serie, accostando soggetti e riprese che in realtà – talvolta – sono distanti tra loro anche di anni, per creare un display espositivo fatto di accostamenti inediti.

È questo un grande valore dei corpus di opere che indicano la profondità della ricerca dell’autore: il fatto che, anche spostandosi da una parte all’altra di un pentagramma visivo, e di ricerche su temi differenti, gli accordi restano e suonano armonici.

...mai lo spazio e l’architettura, nelle fotografie di Luca Gilli, sono docili resoconti documentaristici per architetti o maestranze. Diventano, anzi, labirinti per pensieri, dimensioni surreali e, soprattutto, sospese.

In soccorso, per una descrizione poetica che calza a pennello con queste immagini, ci viene Georges Perec: “Vorrei che esistessero luoghi stabili, immobili, intangibili, mai toccati e quasi intoccabili, immutabili, radicati; luoghi che sarebbero punti di riferimento e di partenza, delle fonti […] Tali luoghi non esistono, ed è perché non esistono che lo spazio diventa problematico […] Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo”.

Situando l’obiettivo di fronte al soggetto in una condizione di luce assolutamente piatta, con una esposizione lunghissima che permetta il dilatarsi e l’annullarsi della tridimensionalità, di ambiente e architettura, le fotografie di Luca Gilli così, pur nella loro precisissima identità, divengono altro rispetto all’essere “atti documentali” per progettisti o maestranze. Piuttosto labirinti per pensieri, spazi in-tatti, gioco di parole che ci serve ad identificare le immagini del fotografo seguendo il pensiero filosofico di Maurice Merleau-Ponty: i mezzi visibili con i quali il Mont Saint Victoire di Cézanne si fa montagna sotto i nostri occhi non sono reali, ma fantasmatici: luce e dunque colore, atmosfera, riflessi. Sono le “presenze” che compongono la visione di un occhio che, anatomicamente non è da dimenticare, vede al contrario, ma che attraverso l’imprendibile riesce a ricostruire con l’arte “l’essere melesco” di una mela e, nel caso di Gilli, l’identità di uno spazio accarezzabile dallo sguardo, ma imprendibile nella sostanza. L’infrasottile – scrive Elio Grazioli – indica innanzitutto ciò che è all’estremo della percezione, del discernibile […] una presenza al limite, un possibile ma reale, o una compresenza di due dati che “si sposano”