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TESTI CRITICI

Passaggi d'acqua

Passaggi di tempo

Daniele De Luigi

Curatore di Fondazione Modena Arti Visive e di Giovane Fotografia Italiana - Premio Luigi Ghirri

La natura che ci troviamo a contemplare filtrata attraverso gli occhi di un fotografo, reca sempre tracce del suo cuore. Potrebbe senz’altro essere anche un cuore freddo, che presto riconosceremmo come tale. Lo stesso sentimento della natura può manifestarsi per vie molto differenti, da un tormentato senso del sublime, alla passione analitica per la microbiologia.

Il fotografo dispone di una grande varietà di soluzioni per assecondare la propria visione e porla in immagine. Già gli albori della fotografia videro William Henry Fox Talbot fissare su carta salata al cloruro d’argento l’epidermide e le sottili nervature delle foglie, e poco più tardi uomini come William H. Jackson e Carleton E. Watkins monumentalizzare il paesaggio americano nelle sue manifestazioni più spettacolari. Lungo il secolo scorso Minor White e i suoi discepoli espressero uno stato di comunione con la natura, cercando immagini che ne trascendessero il mero aspetto fenomenico.

Luca Gilli declina il proprio sentimento della natura secondo l’inclinazione a una comprensione sincera e rispettosa. Ama ciò che può conoscere profondamente, osservandolo più e più volte, attendendo pazientemente i passaggi del tempo che soli rivelano l’essenza delle cose. Quella di cui va in cerca è una natura vicina, che nell’epoca presente, dove le distanze si capovolgono, è la più lontana dalla nostra vita.

I greti dei torrenti oggetto di questa ricerca vivono in inverno una stagione di grande solitudine. È in questo scenario che Gilli rivela una bellezza sommessa, timida quasi da non voler essere chiamata tale. Queste stampe ricche di dettagli ci permettono a nostra volta di osservarla a lungo, immersi in una sensazione di silenziosità che la loro morbidezza tonale contribuisce ad accrescere. L’assenza di ampie vedute è come un paraocchi che ci induce a non trovare distrazioni. Assistiamo allora ai dialoghi tra l’acqua che scorre nell’alveo e le lingue di sabbia che essa così disegna, ai rispecchiamenti della vegetazione nel corso del torrente come in un gioco di positivo e negativo. L’astrazione verso cui Gilli tende poco a poco a condurci, senza che ce ne accorgiamo, è qui una messa in forma di questa intimità tra gli elementi. Mai infatti tocca l’estremo, lasciandoci smarriti, perché ne resterebbe una costruzione chiusa nella mente umana, e tuttavia si avvicina talvolta alle immagini microscopiche delle forme cellulari di vita, che ci riportano all’immediato connubio tra fotografia e scienze, oltre un secolo e mezzo fa. Regrediamo allora di nuovo con uno sguardo rinnovato, per ritrovare i piccoli tesori, steli gelati e conchiglie fossili, che questa natura dimenticata conserva sommessamente, e Luca Gilli ci ha offerto in dono, chiedendoci di condividerlo.

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